La Corte Federale ha accolto i ricorsi di Roma ed Inter circa la chiusura delle rispettive Curve nel prossimo turno di campionato. Non si tratta però di un colpo di scena, anzi. Tutto è andato secondo i programmi, come vi avevamo già anticipato questa mattina. I due ricorsi però non si possono assimilare, perché si tratta di casi ben diversi. La Roma ha giustamente disposto un ricorso perché l’ispettore della FIGC presente a San Siro durante Milan-Roma aveva riportato nel proprio verbale un coro male interpretato, nel quale una parola era sta confusa; per essere precisi “carabinieri” era stato confuso con “squadra di neri“.

L’audio registrato dai microfoni di Sky ha subito smentito l’ispettore, ed oggi è stato possibile fare chiarezza sulla vicenda annullando (‘sospendendo’ secondo la versione ufficiale, ma solo per motivi di opportunità legati al ricorso dell’Inter) il provvedimento di Tosel. Caso decisamente diverso quello che riguarda l’Inter. La Curva Nord nerazzurra era stata squalificata per i cori di ‘discriminazione territoriale’ cantati dal settore ospiti del San Paolo durante Napoli-Inter di domenica scorsa. I cori ci sono stati ed erano esattamente quelli riportati dall’ispettore, ma il ricorso ha riguardato un cavillo tecnico.

L’Inter, infatti, aveva già presentato un ricorso senza procedura d’urgenza (a differenza di questa volta) per la prima squalifica con sospensiva decisa dal Giudice Sportivo dopo Torino-Inter. Il ricorso non è stato incredibilmente ancora preso in esame dalla stessa Corte Federale, nonostante siano passati ormai due mesi, e questo ha permesso alla società nerazzurra di pretendere che questa prima violazione non venisse sommata alla seconda facendo scattare la chiusura vera e propria della Curva.

Da un punto di vista tecnico ha ragione l’Inter, anche se davvero si fa molta fatica a capire per quale motivo non sia ancora stato preso in esame il ricorso per Torino-Inter, anche alla luce di quanto avvenuto in passato. Perché questa volta la Curva è stata riaperta? La risposta è semplicissima.

I responsabili della Curva Nord avevano già avvisato che sarebbero andati a protestare sotto lo Stadio Meazza, incassando immediatamente la solidarietà dei milanisti, pronti a disertare spontaneamente la Curva Sud per unirsi alla manifestazione dei rivali cittadini. Questa minaccia degli ultrà ha allarmato il Prefetto di Milano che, giustamente, deve occuparsi di garantire l’ordine pubblico per gli altri 65mila spettatori oltreché degli abitanti del quartiere San Siro.

L’unica parte in causa perdente in questa vicenda è la FIGC che, per evitare di venire scavalcata dal Prefetto di Milano, ha preferito rimandare la decisione adducendo la scusa di dover “disporre ulteriori approfondimenti” in merito. Dopo aver abusato di uno strumento punitivo per evitare i cori di ‘discriminazione territoriale’, si è di fatto delegittimata agli occhi degli ultrà (e non solo), coalizzatisi come mai era avvenuto prima, che ora potranno ricorrere a questa minaccia per ogni decisione del Giudice Sportivo non gradita.

Il potere va amministrato con diligenza e in modo egualitario. L’attuale FIGC non sembra avere i mezzi per riuscirci ed ora ha dovuto partorire questo ennesimo pastrocchio per uscire fuori da una situazione spinosa. Complimenti.

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ultimo aggiornamento: 20-12-2013


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